SEGNO ZODIACALE DELFINO
di AURELIO DI FRESCO

 

Il libro andava scritto. L’imperativo è arrivato dall’alto o se volete dal profondo di Aurelio. Da quel “cuore” che rappresenta compiutamente quello che noi siamo. Aurelio ha avuto la grazia di riconoscerlo e di saperlo ascoltare. Non è stato facile ed è costato tante lacrime e nel racconto ci sono tutte. La seconda metà del libro è dolorosa, dura, angosciante come solo l’espiazione di una colpa può essere. Anche il lettore si sente schiacciato e fatica per tante pagine fino alla assoluzione degli ultimi capitoli dove autore e lettore ritornano a respirare a pieni polmoni come si faceva nei primi capitoli sotto il sole della Sicilia, quando si ritrova il sorriso della moglie e della famiglia, quando si capisce di essere qui in ginocchio, spossati ma che va tutto bene.
Vista la gravità dei contenuti sembra quasi irrilevante parlare della forma con cui Aurelio li ha tradotti ma devo dire che, con registro diverso, ho apprezzato sia la leggerezza e la spensieratezza con cui sono scritti i primi capitoli dell’infanzia in Sicilia sia la cruda drammaticità dei capitoli finali. Forse l’unica debolezza di stile è quel dare nomi propri a demoni e angeli: evitarlo renderebbe il racconto più facile da avvicinare, mentre così si ha l’impressione di essere coinvolti in un esorcismo. 

Non so se Aurelio ha completamente ragione quando dice che nella vita ci sono tre cose che vanno fatte: piantare un albero, fare un figlio e scrivere un libro, ma se avesse ragione il grosso l’ha già fatto e l’ha fatto bene.

Alessandro Saini

 

SEGNO ZODIACALE DELFINO
di AURELIO DI FRESCO

 

Per uno come me, che non è il classico "avido lettore" che divora i libri che gli piacciono in una notte, questa lettura ha dato il meglio dei suoi frutti: e, infatti, a chi come me legge un libro come quando assaggia un buon vino o del buon cioccolato fondente... ovvero a piccole dosi… tenendone il sapore in bocca per il gusto di ritrovarlo uguale la volta dopo… per me questo libro ha dato il suo frutto migliore! Si perché leggendo un po' alla volta alla sera, mi ha lasciato non solo la voglia di sapere come andava avanti con il desiderio di non finire ma, soprattutto, il senso di avere una persona da ricordare: me stesso!

Già, perché questo romanzo riporta a se stessi stimolando il dialogo interiore. Quel barometro delle scelte di vita che non ci si accorge ma è fondamentale per dire ciò che accettiamo e cerchiamo nella vita. Il romanzo mi ricorda di parlare di più a me stesso, per capire ed interpretare il senso di quello che vivo, perché è nella interpretazione delle esperienze del protagonista, per quanto lontane dalle mie, che si esporta il potente contenuto metaforico dell'universo che ci appartiene con le suggestive immagini di irruente potenza simbolica, assieme alle riflessioni introspettive del ragazzo che interpreta il mondo fuori e dentro di sé ... Mi ha permesso di svegliarmi al mattino con una serenità data dal sapere che solo il contatto con il mio io profondo porterà la strada davanti a me a farsi "la mia strada". Non c'è maestro più grande di un insegnamento che non vuole essere tale ma che, poggiando su contenuti universali, interroga sul senso che chiunque spontaneamente sente nel suo cammino. Ogni cammino ha una profondità di strade che nell'incontro di eventi che capitano e persone che si conoscono trova la sua dimensione, a volte eterea a volte reale, senza nulla che possa spiegarne il perché, e così, nello scorrere del tempo e delle strade che si intersecano, rimane un misterioso senso di dono ricevuto per quello che uno da all'altro e gratuitamente riceve. Mi chiedo quindi se la vita mi farà uscire dal bruco e divenire farfalla, sovrapponendo percorsi diversi di persone che si sentono e percepiscono come parti di un unico mondo, fatto di incontri e partenze.

Persone che si sfiorano o che si ignorano del tutto, o ancora che si "sentono" come l'aria appena respirata, di cui prendi coscienza appena un nuovo respiro avanza. Così avanzano i miei passi... scivolando nel loro tempo come il delfino scivola nell'acqua del suo mare.

Marco Georgiano
Febbraio 2008

 

SEGNO ZODIACALE DELFINO
di AURELIO DI FRESCO

 

                   “SEGNO ZODIACALE DELFINO” è un’opera che colpisce per il profondo senso di spiritualità dell’autore.

Con il bagaglio della sua esperienza di vita, parla dell’eterna lotta tra male e bene, insita in ogni essere umano, senza nascondersi sotto falsi stereotipi.

Coinvolge il lettore in un’atmosfera sospesa tra sogno e realtà, in cui emerge sempre una grande ricchezza di sentimenti.

Trasmette un messaggio di speranza, perché nella vita con la costante presenza di Dio, nulla è definitivo od impossibile, infatti, con la libertà di scelta data all’uomo, tutti possono dare alla propria esistenza una svolta positiva.

E’ sempre una grande responsabilità far condividere le proprie sensazioni, i propri pensieri per mezzo della scrittura. Aurelio lo fa senza invadenza, con molta delicatezza facendoci partecipi delle sue certezze, indicandoci un cammino di luce.  

Corona Mariagabriella
Gennaio 2008

 

SEGNO ZODIACALE DELFINO
di AURELIO DI FRESCO

 

In un periodo particolarmente difficile mi sono ritrovato fra le mani Segno zodiacale Delfino. L’ho letto e ne sono rimasto subito affascinato per come, nonostante i tanti personaggi e le tante vicende che ne costituiscono la trama, fosse capace di entrare nel profondo dei miei pensieri.

Inoltre, riprendendo in parte quanto affermato nella premessa stessa del libro, lo stile dantesco, le eccellenti descrizioni dei luoghi e soprattutto la poesia e l’amore espresse dall’autore nel descrivere le emozioni, a mio avviso, ne fanno veramente un testo corposo, importante e profondo che si distingue nettamente dalla superficialità dell’attuale produzione letteraria italiana. Siamo di fronte ad un Dante contemporaneo? Forse è troppo ma certamente il talento dell’autore, almeno per me, è evidente.  

Man mano che procedevo nella lettura ho sentito letteralmente il risveglio di un anima e di uno spirito che ormai erano impolverate ed avevo relegato in fondo alla mia vita. Non c’è presunzione, ne rivelazione in ciò che racconta l’autore. C’è invece un distillato di esperienza e saggezza che si traduce in utili consigli di vita, il primo, e forse più insistente, dei quali è Imparare ad ascoltare e a vedere dentro di noi e tutto attorno a noi.

Perchè leggere Segno zodiacale Delfino? Perchè il principio del nostro benessere è dentro di noi e l’autore ci indica come scoprirlo con semplicità.

Le poche righe che seguono sono espressione di ciò che mi fa venire in mente il romanzo Segno zodiacale Delfino 

 

Essere sconfitti nel corpo

stramazzati al suolo…

ma esso leggero si libra

puntando dritto verso la luce prendendoci per mano.

Essere piegati dal dolore

come nero di mezzanotte

e sentire scalfire i perni vitali del sostenere…

eppur esso galleggia giulivo nell’aria accanto a noi.

Essere lontani dalle sensazioni d’amore

e sentirsi delusi, affranti, sconfitti…

ma esso barriere univoche non ha

s’affaccia dentro la nostra realtà senza restrizioni, sorridendo.

Essere mandanti del nostro vivere

in una cupola abbietta e controversa

lontana dai nostri delicati pensieri

eppur esso e capace di indicarti la colorata strada.

Essere immobile…….. eppur esso ti viaggia attorno

volando in quel passato, forse vicino, o  lontano

dove le persone, hanno lasciato una scia…

il segno indelebile del loro essere donatori di bontà, felicità e comprensione.

Impariamo a guardarci attorno…. proviamo ad ascoltare…

un angelo custode forse è accanto a noi.

Antonio Falcone
Dicembre 2007

 

SEGNO ZODIACALE DELFINO
di AURELIO DI FRESCO

 

È un libro complesso, a volte si fa fatica a seguirne la storia, ma la fantasia espressa in un modo così affascinante dall’autore stimola ad andare avanti nella lettura.

La storia di quest’uomo, la sua continua ricerca interiore per scoprire i veri valori della vita, il suo credo in Dio, creatore dell’Universo e i numerosi riferimenti alla Bibbia confermano la sua ricerca di Dio per conquistare serenità e saggezza.

La continua lotta tra il bene e il male, la sofferenza che traspare nel periodo della sua avventura extraconiugale e come poi la risolve, nella chiarezza e nel coinvolgimento di tutta la sua famiglia, confermano i sentimenti positivi del protagonista.

Segno zodiacale Delfino può essere anche letto come un insegnamento e una testimonianza per affrontare dei problemi che la vita ci presenta.

 Maria Stringini
Novembre 2007

 

 

SEGNO ZODIACALE DELFINO
di AURELIO DI FRESCO

 

I protagonista in prima persona ci introduce in un universo morale composto di situazioni che convergono verso la sfera del male o del bene. Se al primo nucleo appartiene una patologia come quello della Depressione (con la lettera maiuscola per attribuirle quasi una personalità mitologica) il rimedio è nella terapia della Volontà: questa scena riportata nel capitolo V, “Il silenzio” è rivelatrice del romanzo, che usa espedienti narrativi fiabeschi oscillanti tra un’astrazione suggestiva e un’ingenuità narrativa. Alcuni episodi richiamano il genere surreale alla Antoine de  Saint-Exupéry, altri soffrono di un infantilismo per cui le immagini accostate (come quelle della Depressione e della Volontà) sono troppo prossime, troppo abituali per assurgere ad un simbolismo universale. Avrebbe giovato all’autore mantenere uno stile astratto e surreale.

Il genere a cui Aurelio Di Fresco si richiama è quello complesso, allegorico dell’Apocalisse per cui  il protagonista parte da alcuni sogni confusi e attraverso questi filtra alcuni temi della vita: la bellezza della natura (il capitolo “L’orchidea selvaggia”), il ricordo (il capitolo “Il viaggio”: “Cosa c’è dentro questi calici, nonno?”, “E’ un dono che Dio fa a tutti gli uomini nel momento in cui nascono”), Lucifero e il male (il capitolo “I segni”, la redenzione cattolica (il capitolo “Le profezie”). Il tutto visto attraverso gli occhi del protagonista che spesso in sogno coincidono con quello di un delfino.

Il genere allegorico (Guillaume Apollinaire, Dino Buzzati, Federico Fellini) crea una successione di situazioni slegate dalle precedenti ma alle quali convergono per unità di senso. Quanto più sono distanti tanto più sono suggestive, ma il senso che le sostiene deve essere compiuto e compatto. È importante per le scene allegoriche essere figurative e immaginifiche, anche violente (come i quadri i Hieronymus Bosch in cui un maiale indossa il velo di una suora). Icastiche. È questo aspetto più crudele che manca al libro, un cinismo che avrebbe giovato alla notevole fantasia dell’autore.

Ciò che rimane dalla lettura di “Segno zodiacale Delfino” è un senso di levità, la capacità dell’autore di perseverare nel far provare allo spettatore le stesse sensazioni del protagonista: e Di Fresco ci riesce grazie a caparbie descrizioni, un gusto fotografico raro nell’epoca dell’approssimazione televisiva (“l’acqua che lambiva i fianchi”). Aspettiamo la prossima prova narrativa di Di Fresco, sicuri che saprà decifrare con sempre più durezza il significato del “segno zodiacale”. 

Giovanni Menicocci
Settembre 2007

 

SEGNO ZODIACALE DELFINO
di AURELIO DI FRESCO

 

Ho letto attentamente Segno zodiacale Delfino. Non lo si può certo definire superficiale. E' intenso e forse la parola intenso non è abbastanza per definirlo correttamente.
E' coinvolgente. Anche le persone più indifferenti sono costrette a riflettere e chiedersi il perché di tante cose.
Segno zodiacale Delfino è un invito ed è una risposta a tutti coloro che ricercano la verità oppure si sforzano di cercarla.
Mi ricorda molto mia moglie Maura. Anche lei ha avuto un percorso di vita intenso ed è stata portata in maniera quasi del tutto naturale a "buttarla fuori" mediante uno scritto che tuttora conservo gelosamente e che rispetto nei confronti della sua persona e della sua esperienza.
Segno zodiacale Delfino è un libro da leggere e da regalare soprattutto a chi si è "perso" e ha vissuto o sta vivendo momenti duri, perché ha la forza di restituire le persone a se stesse.
Faccio i miei più sinceri complimenti all'autore.

Angelo Rabuffetti
Luglio 2007

 

 

SEGNO ZODIACALE DELFINO
di AURELIO DI FRESCO

Le parole hanno il potere di operare miracoli. Così asserisce l’autore nel suo romanzo.

“Segno zodiacale Delfino” questo potere lo trasmette sin dalle prime righe. Ha una forza propria e sa come raggiungere gli angoli del cuore dove, molto spesso, le emozioni vengono nascoste e poi dimenticate. Fantasioso (forse) ma così realistico e attuale.

Il racconto è fluido, avvincente e si sviluppa in un continuo crescendo di intensità sino a diventare struggente ma… incredibilmente avvolgente e illuminante. L’autore ha certamente il dono di saper tradurre le emozioni in parole che, una volta lette, è come se riprendessero vita in te stesso andando a scovare pensieri che pensavi di avere solo tu.  

Il modo in cui il protagonista si pone in relazione a Dio, di questi tempi inflazionato, è semplice e piacevole al punto di risvegliarne l’interesse.  

“Segno zodiacale Delfino” è un libro che fa meditare. Pagina dopo pagina, l’anima è messa serenamente a nudo, la coscienza ridesta, diventi protagonista e, attraverso un gioco di specchi, viaggi fra foreste, deserti, mari e montagne che, l’autore, descrive con amore e dovizia di particolari (vere e proprie cartoline). Quando giri l’ultima pagina ti dispiace che sia già finito.

“Segno zodiacale Delfino” è un libro che “parla”. Di quelli cioè, che, aprendolo a “caso”, ti guida a ritrovare il bandolo della matassa, ti aiuta a mettere a posto le idee.

Massimo Sabatinelli
Maggio 2007

 

SEGNO ZODIACALE DELFINO
di AURELIO DI FRESCO

L’essere umano è una soglia sulla quale si incontrano diversi infiniti, tuttavia l’Infinito che assilla l’uomo è quello dell’interiorità. Esso ci scruta e viene da un tempo lontano, fissa lo sguardo su di noi attraverso le improvvise brecce delle nostre vite pianificate.

Ogni possibilità del destino umano dorme nell’anima, si traduce in eventi o fatti dietro cui si nasconde il segreto del Tempo, unica possibilità di collegamento con l’eterno e di crescita interiore.

È il messaggio che l’autore, attraverso le pagine di “Segno zodiacale Delfino”, vuole far arrivare ai suoi lettori. Nel narrare le sue vicende personali e nell’aprirci il profondo della sua anima, Aurelio Di Fresco sembra invitarci a vivere consapevolmente ogni esperienza, a  ricercare il significato eterno e profondo che si cela dietro di essa, in quanto possibilità di collegamento fra due mondi: quello interiore e quello esteriore, che si toccano e confluiscono l’uno nell’altro.

Maria Oggiano
Maggio 2007

 

SEGNO ZODIACALE DELFINO
di AURELIO DI FRESCO

Non è un libro di preghiere, anche se in esso frequentemente si ripete che la vita è un’assurdità senza la fede, e che in essa non si può scoprire un senso al di fuori dei princìpi della visione cristiana.

Non è un libro per l’infanzia, specie in certe parti, dove i sapori diventano forti, inadatti ai palati dei fanciulli.

Non è un libro semplice. Il racconto è complesso, aggrovigliato, come la vita umana; a volte si fa fatica a seguirne il filo.

E’ un’opera di fantasia, ma con forti richiami alla realtà. E’ la confessione di un uomo che mette a nudo la sua vita: si racconta, ammette le complicate strade attraverso cui è passato per conquistare la saggezza, l’equilibrio e la serenità. Ed alla fine egli riconosce che la maturità raggiunta è pure un dono ricevuto “dall’alto”, mentre il suo prezzo è stato pagato al posto suo anche da altri, che hanno sofferto accanto a lui e a causa di lui.

Il libro, probabilmente, vuol tentare una risposta alla domanda di sempre: perché, a volte, tutto va storto anche quando noi mettiamo tanta buona volontà; mentre invece, qualche volta, tutto inaspettatamente si raddrizza e riesce, come i mille pezzi di un puzzle che trovano un posto l’uno accanto all’altro? Perché tanta fatica a far crescere il bene e invece tanta facilità a sbagliare? E’ possibile che tutto avvenga in modo casuale, solo come conseguenza di certe coincidenze, buone o cattive?

Partiamo dal titolo: SEGNO ZODIACALE DELFINO.

Si conoscono i tradizionale 12 segni zodiacali: Ariete, Toro, Gemelli, Cancro, Leone, Vergine… Il Delfino non è tra i dodici…

Il delfino è un animale che l’autore ha intravisto nel mare di Sicilia all’età di sei anni, d’estate, a Gela, dove abitava con la famiglia, e gli è entrato nel cuore, fantasticando sul fatto che quel mammifero si mostra, come l’uomo, dotato di intelligenza, ed è capace, ben più dell’uomo, di fedeltà e di amicizia.

La mitologia antica lo intravede anche in una costellazione celeste, tra le altre stelle, posto nell’immensità del cielo dal dio Apollo che aveva voluto così eternare l’amicizia tra l’uomo e l’amorevole cetaceo.

Il nostro autore bambino rivede poi, con amara delusione e lancinante sofferenza, il corpo squarciato del delfino riverso sulla spiaggia, preda di pescatori che lo esibiscono come prova della loro superiorità e bravura… Nel turbamento di fanciullo, deluso davanti ad un’umanità rozza e sciocca, egli sente di parteggiare profondamente per il delfino, che gli appare come un martire buono che vive quasi sentimenti cristiani, essendo capace di continuare ad essere altruista nonostante i tradimenti umani…

 

Il delfino ricompare all’autore anche vent’anni più tardi, stavolta come immagine intarsiata sul cuoio di una copertina di un libro, mentr’egli si trova a lavorare in Iran per un complesso petrolchimico: l’animale marino è raffigurato con sulla groppa il cucciolo di un uomo… Ancora una volta simbolo di benevolenza verso l’umanità. Il libro è un richiamo al valore della benevolenza universale (quella condivisa anche con le religioni orientali).

Il delfino diventa così per l’autore del romanzo un punto di riferimento mentale, capace di unificare la sua esperienza e la sua ricerca umana positiva. E così arriviamo a lui.

Aurelio Di Fresco è nato in settembre (03.09.1966), sotto il segno della Vergine. Questo è il suo segno zodiacale di nascita, cosa che appare evidente in tutta la sua opera. Cosa significa? E’ presto detto.

Vergine è segno femminile, introverso, di uno che porta il mondo dentro di sé, lo rimugina, lo assapora, lo gusta, lo macina, lo volta e rivolta, lo trasforma, lo assimila e ne soffre, lo ri-inventa, lo ripropone rivestito di abiti sempre nuovi. E’ proprio quanto Aurelio fa della sua vita in questo libro.

Vergine, segno di terra, vuol dire resistente, tenace, volitivo, perseverante, concreto, bisognoso di sicurezza; abitudinario, in cerca di ordine, metodico fino ad essere pignolo, a volte ostinato, con un temperamento “nervoso”.

Vergine è il terzo mese dell’estate, segno mobile, che si apre all’autunno: brillante e versatile, adattevole, diplomatico, in cerca di cambiamenti ma con difficoltà a fissarsi sugli obiettivi per il carattere “mobile”.

Il segno Vergine, infine, ha come governatore Mercurio, il messaggero degli dèi, intelligente, dotato di parola scorrevole, comunicativo, studioso, pieno di spirito pratico.

Tutto questo si incontra nel libro: è lui, Aurelio Di Fresco. Lo riconosceremo certo nel SEGNO ZODIACALE DELFINO, ma non c’è dubbio che il suo segno zodiacale di nascita è quello della Vergine.

Come ci si può avvicinare al suo libro? E’ bene partire da lontano.

Ricordate il ciclo di Omero, l’inizio della letteratura occidentale, l’Iliade e l’Odissea? C’è, sotto sotto, una donna, la bella Elena, “causa dichiarata” della guerra di Troia e poi un lungo e drammatico viaggio di ritorno a casa degli eroi sopravissuti alle stragi.

E Dante Alighieri? C’è Beatrice, presente nel sogno giovanile del poeta fiorentino, la donna idealizzata che lo accompagna spiritualmente nel fantastico itinerario attraverso i regni d’oltretomba e gli permette di ritrovare se stesso, che si era smarrito a causa delle vicende della giovinezza…

Similmente capita ad Alessandro Manzoni: la moglie Enrichetta Blondel, fervente calvinista (poi convertita al cattolicesimo) lo aiuta a passare dall’iniziale agnosticismo ad un’adesione convinta alla fede cattolica, che coincide per lui con il ritrovamento della sua più profonda verità interiore. Il racconto dell’«Innominato» nei Promessi Sposi è la narrazione autobiografica della sua conversione.

Questi luminari del passato ci hanno fatto scuola. Aurelio Di Fresco cammina su questi binari: anche nella sua vicenda umana entra una donna (“Cherchez la femme!”), una strada faticosa per rientrare in se stesso e tornare a casa, e la valorizzazione della fede come stella polare che sola può orientare la vita.

Che cosa spinge Aurelio a scrivere il suo libro? Probabilmente diversi fattori.

Anzitutto, un’aspirazione vissuta da bambino. L’idea che “un uomo per realizzarsi deve portare a termine tre cose: piantare un albero, fare un figlio e scrivere un libro”. Tutto questo gli è riuscito di fare e questo gli permetterà di provare una giusta soddisfazione.

Poi, un senso di gratitudine nei confronti delle persone che sono state importanti nella sua vita: Dio e le persone concrete con cui egli ha avuto relazione, che lo hanno aiutato a crescere e a diventare lentamente se stesso…

Ed infine il desiderio di raccontare alcune sue convinzioni profonde, maturate nel continuo rimuginamento di ciò che gli è capitato vivere in bene e in male, analizzandolo sotto un faro di luce che coglie da una Bibbia che lo accompagna sempre, in testi dell’Antico e del Nuovo Testamento, accostati da lui in modo diretto e spontaneo, come avviene meno nel mondo cattolico e più nel mondo protestante, cosa che Aurelio deve aver visto fare da compagni di lavoro incontrati occasionalmente, nella sua attività professionale che lo ha portato a girare mezzo mondo.

Veniamo alla cornice e poi all’oggetto della sua narrazione.

Il racconto si inquadra dentro una lunga fantasticheria che attraversa tutto il libro, dall’inizio alla fine. E’ una specie di “visione” che un bambino da piccolo ha, quando, in maniera fantastica, per una specie di incantesimo realizzato per lui dall’amico delfino, a lui, piccolo, sembra di vivere accanto ad un “ragazzo” più grande. In quell’estraniamento dalla realtà, il bimbo vede quel ragazzo passare attraverso numerose e strane vicende, fino alla conclusione dell’avventura qui narrata. Lentamente anche il lettore intuisce che il “ragazzo” della fantasticheria è lui stesso, quel bambino che sogna, e le vicende saranno gli avvenimenti che capiteranno a lui nella vita; le scelte saranno le decisioni che egli prenderà o subirà, nell’arco della sua avventura umana. Questo è il telaio dell’opera.

La vicenda narrata è pure complessa e si svelerà soltanto alla fine della narrazione. Il fatto più drammatico per quel “ragazzo” sarà il suo trovarsi, ad un certo punto della vita, coinvolto in una relazione extraconiugale, dove la presenza nella sua vita di una seconda donna - accanto alla moglie legittima ed alla sua famiglia naturale con i quattro figli nati dalla loro unione - lo obbligherà ad una scelta dolorosa ma necessaria, coerente con i suoi princìpi dichiarati ed i valori fino allora vissuti. Non vi svelo la soluzione del dramma, che viene naturalmente a galla nella lettura del libro.

La tecnica usata dall’autore nel rileggere la propria vicenda personale (inquadrata in tutta la storia dell’umanità) merita un’attenzione particolare. Si rifà al libro di Giobbe. Lo ricordate, no? Un uomo buono di una volta fu molto provato nella vita. Secondo la mentalità dell’epoca, le disgrazie che gli capitavano erano la naturale conseguenza dei suoi peccati. E sebbene la sua vita non lasciasse intravedere dei peccati evidenti, certamente Dio li scovava nel suo cuore e perciò lo castigava. Questo era ciò che l’opinione pubblica allora semplicisticamente pensava. L’autore sacro ci svela invece che, al di sopra e dietro la vita di quell’uomo giusto, c’era un retroscena terribile, un patto tra Satana e Dio, per cui Dio aveva permesso per un certo tempo al diavolo di mettere alla prova quel galantuomo, per far emergere con certezza se la sua fede era opportunismo puro (se cioè Giobbe sceglieva di stare con Dio solo per godere dei vantaggi) o se la sua era davvero fedeltà piena con fiducia totale nell’alleato divino. Questo si racconta nella Bibbia.

Di Fresco parte da lì e conduce quella certezza di fede alle naturali conseguenze già mentre rilegge la propria vita. Dice cioè: questo è capitato anche a me. Del resto, anche San Paolo ha interpretato la storia umana come un immane scontro (che avviene sopra le teste dell’umanità e, praticamente, a sua insaputa) tra opposte fazioni celesti, quelle del bene e quelle del male, con vittorie e sconfitte, avanzamenti e ripiegamenti, ora dell’esercito degli angeli ora di quello dei demòni...

Ma, siccome quel che è capitato a lui capita a tutti, il nostro autore, con il suo libro, rivolge a tutti l’invito a saper scrutare sotto la trama della propria vita, per imparare a scoprire in filigrana i segni dell’azione divina nella vita di ognuno; per non sottovalutare certe circostanze apparentemente casuali (le coincidenze) che, analizzate invece con maggiore attenzione, fanno emergere la certezza che tutti viviamo entro una trama più grande, che ci supera, che ci contiene, ci abbraccia, ci circonda, vi siamo immersi (anche se non lo percepiamo).

Dunque siamo, anzitutto, parte di un immenso progetto positivo d’amore. Ma la storia individuale, come quella collettiva, non è lineare e trasparente, bensì contorta e torbida. Appunto. Perché se c’è per tutti un progetto divino di bene voluto da Dio e favorito dal suo esercito di angeli, c’è nel contempo anche un’opposizione accanita a quel piano da parte di un esercito opposto, formato anch’esso da esseri intelligenti e potenti, di altra casacca, decisi ad impedire con ogni mezzo la riuscita del benefico disegno.

Questo spiega l’incredibile progresso, in certi momenti, nella vita individuale e nel mondo, di tutto ciò che è disvalore: follia, cattiveria, violenza, confusione, disperazione, suicidio, dolore, rabbia, depressione, paura, discordia… L’uomo d’oggi, purtroppo, è portato ad interpretare questi fatti come una semplice conseguenza di cause naturali. Aurelio Di Fresco ci dice che noi siamo portati a concludere così per un abbaglio, perché l’uomo d’oggi vive come dentro un maleficio, che lo rende incapace di riconoscere il male incarnato nel mondo.

Ci sono demòni che operano per la disfatta dell’uomo ma, per nostra fortuna, ci sono anche tanti difensori dell’uomo. Prima di tutto ci sono schiere di arcangeli e di angeli, ci sono gli angeli custodi che accompagnano ogni persona; ma collaborano con loro anche i santi protettori di ognuno e tante persone buone che, dopo morte, Dio utilizza per far progredire il bene tra gli uomini. Le fa intervenire nella vita dei singoli e dei popoli, difendendo, proteggendo, suggerendo, assistendo, sostenendo, facendo il tifo… C’è un lavorìo incredibile nelle segreterìe celesti per organizzare in favore degli amici di Dio incontri benèfici (apparentemente fortuiti) con persone buone, alcune delle quali offrono inconsapevoli stimoli al bene, forniscono indizi casuali per la soluzione di enigmi vitali, deviano i percorsi o ritardano gli eventi, trasmettono serenità o sollecitano a superare tempi di appiattimento o di negatività. Gli interventi del cielo nella nostra vita appaiono sempre semplici coincidenze. Per cui bisogna imparare a riconoscerli e poi disporsi a seguirli. Ciò non è semplice, anzi è proprio difficile, perché non si sa mai se sono suggerimenti che provengono dall’alto o dal basso… dal mondo di Dio o dal mondo del maligno.

Bisogna perciò tener presenti alcuni princìpi base per diventare saggi. E’ fondamentale per ognuno il tempo della propria infanzia e magari la vicinanza benefica di un nonno positivo: la fanciullezza è un tempo prezioso in cui il futuro uomo sente nascere dentro di sé l’aspirazione a diventare amico di Dio ed a scegliere di vivere dalla sua parte. Stando sulla terra, si vede le cose dalla parte dell’ordito, solo Dio le vede dalla parte del ricamo. Siamo tutti un po’ angeli e un po’ diavoli. Nella Bibbia si trovano tante verità che per anni, finché si è giovani, si vanno cercando altrove. Tutto comunque coopera al bene per chi ama e si fida di Dio. Bisogna saper reggersi forte nei momenti in cui ci si sente circondati solo dal silenzio di Dio. Bisogna imparare il linguaggio del silenzio, aprendosi a cogliere in esso i messaggi di Dio. Bisogna essere sempre sinceri con tutti, cominciando da se stessi. Chi perde la fede in Dio, comincia subito a sentirsi responsabile o vittima di tutte le nefandezze del mondo, rischiando anche di cadere nella disperazione: è come un soldato che perde lo scudo e può venire colpito in ogni momento dal male. Anche tutta la creazione partecipa a questa grandiosa competizione cosmica tra il bene ed il male. Ci sono persone che riescono a cogliere come un alone di luce attorno a tutto ciò che è dalla parte di Dio; quella luce cresce in chi partecipa maggiormente della positività della causa di Dio, mentre la stessa luce si affievolisce, fino a spegnersi sotto la pressione degli eventi negativi, quando in uno la speranza cede e lui sta pensando di arrendersi abbandonando la fede.

Aurelio Di Fresco ha un rapporto gioioso con la natura. Ne parla con termini entusiasti e quasi ispirati: pare viverla dentro di sé e sente di amarla come un regalo prezioso di Dio, che accompagna la vita e coopera a dirigerla verso il creatore.

Nel testo, l’autore non si lamenta mai; si lancia sempre in avanti per superare ostacoli, affrontare difficoltà, non piegarsi e non arrendersi. Dal libro di Aurelio Di Fresco viene un palese invito a tutti a saper superare la costante lamentazione (tanto diffusa) per ciò che qui non va o per ciò che sempre manca, per diventare capaci di guardare sempre più in là, coinvolgendo il cuore e la voce in una grande espressione di gratitudine nei confronti di quel Dio che ha creato e salvato il mondo.

Don Claudio Bevilacqua
Aprile 2007

 

SEGNO ZODIACALE DELFINO
di AURELIO DI FRESCO

 

Una narrativa coinvolgente ed una trama mai banale sono le caratteristiche di questo romanzo che prova a parlare all’anima più intima del lettore.
Tra le pagine del libro, ognuno può facilmente trovare un passaggio della sua vita più segreta, dei suoi pensieri più privati e nascosti. L’autore parla a se stesso, ma anche al se stesso che è insito in ognuno di noi, racconta di sconfitte e vittorie dell’io, attraverso le travolgenti vicende della vita.
Forse a tratti appare oscuro, indecifrabile, ma quello che è oltre la mente, oltre la ragione e che vive in ognuno di noi, riesce a leggerne i significati, a decodificarne i messaggi.
Il sapore che resta alla fine non è di rimpianto, né di scoperta, ma è come se qualcuno ci avesse raccontato qualcosa di noi stessi, qualcosa che sapevamo e che ci è familiare.
Non ci si sofferma a pensare coscientemente, razionalmente, ma il senso del libro scava dentro di noi, autonomamente, lentamente, trovando il linguaggio per toccarci fino nelle corde più profonde.

Catia Vichi
Maggio 2007