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SEGNO
ZODIACALE DELFINO
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Il libro andava
scritto. L’imperativo è arrivato dall’alto o se volete dal profondo di
Aurelio. Da quel “cuore” che rappresenta compiutamente quello che noi siamo.
Aurelio ha avuto la grazia di riconoscerlo e di saperlo ascoltare. Non è stato
facile ed è costato tante lacrime e nel racconto ci sono tutte. La seconda metà
del libro è dolorosa, dura, angosciante come solo l’espiazione di una colpa
può essere. Anche il lettore si sente schiacciato e fatica per tante pagine
fino alla assoluzione degli ultimi capitoli dove autore e lettore ritornano a
respirare a pieni polmoni come si faceva nei primi capitoli sotto il sole della
Sicilia, quando si ritrova il sorriso della moglie e della famiglia, quando si
capisce di essere qui in ginocchio, spossati ma che va tutto bene. Alessandro
Saini
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SEGNO
ZODIACALE DELFINO
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Per uno come me, che non è il classico "avido lettore" che divora i libri che gli piacciono in una notte, questa lettura ha dato il meglio dei suoi frutti: e, infatti, a chi come me legge un libro come quando assaggia un buon vino o del buon cioccolato fondente... ovvero a piccole dosi… tenendone il sapore in bocca per il gusto di ritrovarlo uguale la volta dopo… per me questo libro ha dato il suo frutto migliore! Si perché leggendo un po' alla volta alla sera, mi ha lasciato non solo la voglia di sapere come andava avanti con il desiderio di non finire ma, soprattutto, il senso di avere una persona da ricordare: me stesso! Già, perché questo romanzo riporta a se stessi stimolando il dialogo interiore. Quel barometro delle scelte di vita che non ci si accorge ma è fondamentale per dire ciò che accettiamo e cerchiamo nella vita. Il romanzo mi ricorda di parlare di più a me stesso, per capire ed interpretare il senso di quello che vivo, perché è nella interpretazione delle esperienze del protagonista, per quanto lontane dalle mie, che si esporta il potente contenuto metaforico dell'universo che ci appartiene con le suggestive immagini di irruente potenza simbolica, assieme alle riflessioni introspettive del ragazzo che interpreta il mondo fuori e dentro di sé ... Mi ha permesso di svegliarmi al mattino con una serenità data dal sapere che solo il contatto con il mio io profondo porterà la strada davanti a me a farsi "la mia strada". Non c'è maestro più grande di un insegnamento che non vuole essere tale ma che, poggiando su contenuti universali, interroga sul senso che chiunque spontaneamente sente nel suo cammino. Ogni cammino ha una profondità di strade che nell'incontro di eventi che capitano e persone che si conoscono trova la sua dimensione, a volte eterea a volte reale, senza nulla che possa spiegarne il perché, e così, nello scorrere del tempo e delle strade che si intersecano, rimane un misterioso senso di dono ricevuto per quello che uno da all'altro e gratuitamente riceve. Mi chiedo quindi se la vita mi farà uscire dal bruco e divenire farfalla, sovrapponendo percorsi diversi di persone che si sentono e percepiscono come parti di un unico mondo, fatto di incontri e partenze. Persone
che si sfiorano o che si ignorano del tutto, o ancora che si "sentono"
come l'aria appena respirata, di cui prendi coscienza appena un nuovo respiro
avanza. Così avanzano i miei passi... scivolando nel loro tempo come il delfino
scivola nell'acqua del suo mare.
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SEGNO
ZODIACALE DELFINO
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“SEGNO ZODIACALE DELFINO” è un’opera che colpisce per il profondo senso
di spiritualità dell’autore. Con
il bagaglio della sua esperienza di vita, parla dell’eterna lotta tra male e
bene, insita in ogni essere umano, senza nascondersi sotto falsi stereotipi. Coinvolge
il lettore in un’atmosfera sospesa tra sogno e realtà, in cui emerge sempre
una grande ricchezza di sentimenti. Trasmette
un messaggio di speranza, perché nella vita con la costante presenza di Dio,
nulla è definitivo od impossibile, infatti, con la libertà di scelta data
all’uomo, tutti possono dare alla propria esistenza una svolta positiva. E’
sempre una grande responsabilità far condividere le proprie sensazioni, i
propri pensieri per mezzo della scrittura. Aurelio lo fa senza invadenza, con
molta delicatezza facendoci partecipi delle sue certezze, indicandoci un cammino
di luce. Corona
Mariagabriella
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SEGNO
ZODIACALE DELFINO
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In
un periodo particolarmente difficile mi sono ritrovato fra le mani Segno
zodiacale Delfino. L’ho letto e ne sono rimasto subito affascinato per come,
nonostante i tanti personaggi e le tante vicende che ne costituiscono la trama,
fosse capace di entrare nel profondo dei miei pensieri. Inoltre,
riprendendo in parte quanto affermato nella premessa stessa del libro, lo stile
dantesco, le eccellenti descrizioni dei luoghi e soprattutto la poesia e
l’amore espresse dall’autore nel descrivere le emozioni, a mio avviso, ne
fanno veramente un testo corposo, importante e profondo che si distingue
nettamente dalla superficialità dell’attuale produzione letteraria italiana.
Siamo di fronte ad un Dante contemporaneo? Forse è troppo ma certamente il
talento dell’autore, almeno per me, è evidente. Man
mano che procedevo nella lettura ho sentito letteralmente il risveglio di un
anima e di uno spirito che ormai erano impolverate ed avevo relegato in fondo
alla mia vita. Non c’è presunzione, ne rivelazione in ciò che racconta
l’autore. C’è invece un distillato di esperienza e saggezza che si traduce
in utili consigli di vita, il primo, e forse più insistente, dei quali è Imparare
ad ascoltare e a vedere dentro di noi e tutto attorno a noi. Perchè
leggere Segno zodiacale Delfino? Perchè il principio del nostro benessere è
dentro di noi e l’autore ci indica come scoprirlo con semplicità. Le
poche righe che seguono sono espressione di ciò che mi fa venire in mente il
romanzo Segno zodiacale Delfino Essere sconfitti nel corpo stramazzati al suolo… ma esso leggero si libra puntando dritto verso la luce prendendoci per mano. Essere piegati dal dolore come nero di mezzanotte e sentire scalfire i perni vitali del sostenere… eppur esso galleggia giulivo nell’aria accanto a noi. Essere lontani dalle sensazioni d’amore e sentirsi delusi, affranti, sconfitti… ma esso barriere univoche non ha s’affaccia dentro la nostra realtà senza restrizioni, sorridendo. Essere mandanti del nostro vivere in una cupola abbietta e controversa lontana dai nostri delicati pensieri eppur esso e capace di indicarti la colorata strada. Essere immobile…….. eppur esso ti viaggia attorno volando in quel passato, forse vicino, o lontano dove le persone, hanno lasciato una scia… il segno indelebile del loro essere donatori di bontà, felicità e comprensione. Impariamo a guardarci attorno…. proviamo ad ascoltare… un angelo custode forse è accanto a noi. Antonio Falcone
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SEGNO
ZODIACALE DELFINO
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È un libro complesso, a volte si fa fatica a seguirne la storia, ma la fantasia espressa in un modo così affascinante dall’autore stimola ad andare avanti nella lettura. La storia di quest’uomo, la sua continua ricerca interiore per scoprire i veri valori della vita, il suo credo in Dio, creatore dell’Universo e i numerosi riferimenti alla Bibbia confermano la sua ricerca di Dio per conquistare serenità e saggezza. La continua lotta tra il bene e il male, la sofferenza che traspare nel periodo della sua avventura extraconiugale e come poi la risolve, nella chiarezza e nel coinvolgimento di tutta la sua famiglia, confermano i sentimenti positivi del protagonista. Segno zodiacale Delfino può essere anche letto come un insegnamento e una testimonianza per affrontare dei problemi che la vita ci presenta. Maria
Stringini
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SEGNO
ZODIACALE DELFINO |
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I protagonista in prima persona ci introduce in un universo morale composto di situazioni che convergono verso la sfera del male o del bene. Se al primo nucleo appartiene una patologia come quello della Depressione (con la lettera maiuscola per attribuirle quasi una personalità mitologica) il rimedio è nella terapia della Volontà: questa scena riportata nel capitolo V, “Il silenzio” è rivelatrice del romanzo, che usa espedienti narrativi fiabeschi oscillanti tra un’astrazione suggestiva e un’ingenuità narrativa. Alcuni episodi richiamano il genere surreale alla Antoine de Saint-Exupéry, altri soffrono di un infantilismo per cui le immagini accostate (come quelle della Depressione e della Volontà) sono troppo prossime, troppo abituali per assurgere ad un simbolismo universale. Avrebbe giovato all’autore mantenere uno stile astratto e surreale. Il genere a cui Aurelio Di Fresco si richiama è quello complesso, allegorico dell’Apocalisse per cui il protagonista parte da alcuni sogni confusi e attraverso questi filtra alcuni temi della vita: la bellezza della natura (il capitolo “L’orchidea selvaggia”), il ricordo (il capitolo “Il viaggio”: “Cosa c’è dentro questi calici, nonno?”, “E’ un dono che Dio fa a tutti gli uomini nel momento in cui nascono”), Lucifero e il male (il capitolo “I segni”, la redenzione cattolica (il capitolo “Le profezie”). Il tutto visto attraverso gli occhi del protagonista che spesso in sogno coincidono con quello di un delfino. Il genere allegorico (Guillaume Apollinaire, Dino Buzzati, Federico Fellini) crea una successione di situazioni slegate dalle precedenti ma alle quali convergono per unità di senso. Quanto più sono distanti tanto più sono suggestive, ma il senso che le sostiene deve essere compiuto e compatto. È importante per le scene allegoriche essere figurative e immaginifiche, anche violente (come i quadri i Hieronymus Bosch in cui un maiale indossa il velo di una suora). Icastiche. È questo aspetto più crudele che manca al libro, un cinismo che avrebbe giovato alla notevole fantasia dell’autore. Ciò che rimane dalla lettura di “Segno zodiacale Delfino” è un senso di levità, la capacità dell’autore di perseverare nel far provare allo spettatore le stesse sensazioni del protagonista: e Di Fresco ci riesce grazie a caparbie descrizioni, un gusto fotografico raro nell’epoca dell’approssimazione televisiva (“l’acqua che lambiva i fianchi”). Aspettiamo la prossima prova narrativa di Di Fresco, sicuri che saprà decifrare con sempre più durezza il significato del “segno zodiacale”. Giovanni Menicocci
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SEGNO
ZODIACALE DELFINO
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Ho letto attentamente Segno zodiacale Delfino. Non
lo si può certo definire superficiale. E' intenso e forse la parola intenso non
è abbastanza per definirlo correttamente. E' coinvolgente. Anche le persone più indifferenti sono costrette a riflettere e chiedersi il perché di tante cose. Segno zodiacale Delfino è un invito ed è una risposta a tutti coloro che ricercano la verità oppure si sforzano di cercarla. Mi ricorda molto mia moglie Maura. Anche lei ha avuto un percorso di vita intenso ed è stata portata in maniera quasi del tutto naturale a "buttarla fuori" mediante uno scritto che tuttora conservo gelosamente e che rispetto nei confronti della sua persona e della sua esperienza. Segno zodiacale Delfino è un libro da leggere e da regalare soprattutto a chi si è "perso" e ha vissuto o sta vivendo momenti duri, perché ha la forza di restituire le persone a se stesse. Faccio i miei più sinceri complimenti all'autore. Angelo Rabuffetti |
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SEGNO
ZODIACALE DELFINO Le parole hanno il potere di operare miracoli. Così asserisce l’autore nel suo romanzo. “Segno zodiacale Delfino” questo potere lo trasmette sin dalle prime righe. Ha una forza propria e sa come raggiungere gli angoli del cuore dove, molto spesso, le emozioni vengono nascoste e poi dimenticate. Fantasioso (forse) ma così realistico e attuale. Il racconto è fluido, avvincente e si sviluppa in un continuo crescendo di intensità sino a diventare struggente ma… incredibilmente avvolgente e illuminante. L’autore ha certamente il dono di saper tradurre le emozioni in parole che, una volta lette, è come se riprendessero vita in te stesso andando a scovare pensieri che pensavi di avere solo tu. Il modo in cui il protagonista si pone in relazione a Dio, di questi tempi inflazionato, è semplice e piacevole al punto di risvegliarne l’interesse. “Segno zodiacale Delfino” è un libro che fa meditare. Pagina dopo pagina, l’anima è messa serenamente a nudo, la coscienza ridesta, diventi protagonista e, attraverso un gioco di specchi, viaggi fra foreste, deserti, mari e montagne che, l’autore, descrive con amore e dovizia di particolari (vere e proprie cartoline). Quando giri l’ultima pagina ti dispiace che sia già finito. “Segno zodiacale Delfino” è un libro che “parla”. Di quelli cioè, che, aprendolo a “caso”, ti guida a ritrovare il bandolo della matassa, ti aiuta a mettere a posto le idee. Massimo Sabatinelli
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SEGNO
ZODIACALE DELFINO |
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L’essere
umano è una soglia sulla quale si incontrano diversi infiniti, tuttavia l’Infinito
che assilla l’uomo è quello dell’interiorità. Esso ci scruta e viene da un
tempo lontano, fissa lo sguardo su di noi attraverso le improvvise brecce delle
nostre vite pianificate. Ogni
possibilità del destino umano dorme nell’anima, si traduce in eventi o fatti
dietro cui si nasconde il segreto del Tempo, unica possibilità di collegamento
con l’eterno e di crescita interiore. È
il messaggio che l’autore, attraverso le pagine di “Segno zodiacale Delfino”,
vuole far arrivare ai suoi lettori. Nel narrare le sue vicende personali e nell’aprirci
il profondo della sua anima, Aurelio Di Fresco sembra invitarci a vivere
consapevolmente ogni esperienza, a
ricercare il significato eterno e profondo che si cela dietro di essa, in
quanto possibilità di collegamento fra due mondi: quello interiore e quello
esteriore, che si toccano e confluiscono l’uno nell’altro. Maria
Oggiano
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SEGNO
ZODIACALE DELFINO |
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Non è un libro
di preghiere, anche se in esso frequentemente si ripete che la vita è
un’assurdità senza la fede, e che in essa non si può scoprire un senso al di
fuori dei princìpi della visione cristiana. Non è un libro per l’infanzia, specie in certe
parti, dove i sapori diventano forti, inadatti ai palati dei fanciulli. Non è un libro semplice. Il racconto è complesso,
aggrovigliato, come la vita umana; a volte si fa fatica a seguirne il filo. E’
un’opera di fantasia, ma con forti richiami alla realtà. E’ la confessione
di un uomo che mette a nudo la sua vita: si racconta, ammette le complicate
strade attraverso cui è passato per conquistare la saggezza, l’equilibrio e
la serenità. Ed alla fine egli riconosce che la maturità raggiunta è pure un
dono ricevuto “dall’alto”, mentre il suo prezzo è stato pagato al posto
suo anche da altri, che hanno sofferto accanto a lui e a causa di lui. Il
libro, probabilmente, vuol tentare una risposta alla domanda di sempre: perché,
a volte, tutto va storto anche quando noi mettiamo tanta buona volontà; mentre
invece, qualche volta, tutto inaspettatamente si raddrizza e riesce, come i
mille pezzi di un puzzle che trovano un posto l’uno accanto all’altro? Perché
tanta fatica a far crescere il bene e invece tanta facilità a sbagliare? E’
possibile che tutto avvenga in modo casuale, solo come conseguenza di certe
coincidenze, buone o cattive? Partiamo
dal titolo: SEGNO ZODIACALE DELFINO. Si conoscono i tradizionale 12 segni zodiacali:
Ariete, Toro, Gemelli, Cancro, Leone, Vergine… Il Delfino non è tra i
dodici… Il
delfino è un animale che l’autore ha intravisto nel mare di Sicilia all’età
di sei anni, d’estate, a Gela, dove abitava con la famiglia, e gli è entrato
nel cuore, fantasticando sul fatto che quel mammifero si mostra, come l’uomo,
dotato di intelligenza, ed è capace, ben più dell’uomo, di fedeltà e di
amicizia. La mitologia antica lo intravede anche in una
costellazione celeste, tra le altre stelle, posto nell’immensità del cielo
dal dio Apollo che aveva voluto così eternare l’amicizia tra l’uomo e
l’amorevole cetaceo. Il nostro autore bambino rivede poi, con amara
delusione e lancinante sofferenza, il corpo squarciato del delfino riverso sulla
spiaggia, preda di pescatori che lo esibiscono come prova della loro superiorità
e bravura… Nel turbamento di fanciullo, deluso davanti ad un’umanità rozza
e sciocca, egli sente di parteggiare profondamente per il delfino, che gli
appare come un martire buono che vive quasi sentimenti cristiani, essendo capace
di continuare ad essere altruista nonostante i tradimenti umani… Il
delfino ricompare all’autore anche vent’anni più tardi, stavolta come
immagine intarsiata sul cuoio di una copertina di un libro, mentr’egli si
trova a lavorare in Iran per un complesso petrolchimico: l’animale marino è
raffigurato con sulla groppa il cucciolo di un uomo… Ancora una volta simbolo
di benevolenza verso l’umanità. Il libro è un richiamo al valore della
benevolenza universale (quella condivisa anche con le religioni orientali). Il
delfino diventa così per l’autore del romanzo un punto di riferimento
mentale, capace di unificare la sua esperienza e la sua ricerca umana positiva.
E così arriviamo a lui. Aurelio
Di Fresco è nato in settembre (03.09.1966), sotto il segno della Vergine.
Questo è il suo segno zodiacale di nascita, cosa che appare evidente in tutta
la sua opera. Cosa significa? E’ presto detto. Vergine è segno femminile, introverso, di uno che
porta il mondo dentro di sé, lo rimugina, lo assapora, lo gusta, lo macina, lo
volta e rivolta, lo trasforma, lo assimila e ne soffre, lo ri-inventa, lo
ripropone rivestito di abiti sempre nuovi. E’ proprio quanto Aurelio fa della
sua vita in questo libro. Vergine, segno di terra, vuol dire resistente,
tenace, volitivo, perseverante, concreto, bisognoso di sicurezza; abitudinario,
in cerca di ordine, metodico fino ad essere pignolo, a volte ostinato, con un
temperamento “nervoso”. Vergine è il terzo mese dell’estate, segno mobile,
che si apre all’autunno: brillante e versatile, adattevole, diplomatico, in
cerca di cambiamenti ma con difficoltà a fissarsi sugli obiettivi per il
carattere “mobile”. Il segno Vergine, infine, ha come governatore
Mercurio, il messaggero degli dèi, intelligente, dotato di parola scorrevole,
comunicativo, studioso, pieno di spirito pratico. Tutto questo si incontra nel libro: è lui, Aurelio
Di Fresco. Lo riconosceremo certo nel SEGNO ZODIACALE DELFINO, ma non c’è
dubbio che il suo segno zodiacale di nascita è quello della Vergine. Come
ci si può avvicinare al suo libro? E’ bene partire da lontano. Ricordate il ciclo di Omero, l’inizio della
letteratura occidentale, l’Iliade e l’Odissea? C’è, sotto sotto, una
donna, la bella Elena, “causa dichiarata” della guerra di Troia e poi un
lungo e drammatico viaggio di ritorno a casa degli eroi sopravissuti alle
stragi. E Dante Alighieri? C’è Beatrice, presente nel
sogno giovanile del poeta fiorentino, la donna idealizzata che lo accompagna
spiritualmente nel fantastico itinerario attraverso i regni d’oltretomba e gli
permette di ritrovare se stesso, che si era smarrito a causa delle vicende della
giovinezza… Similmente capita ad Alessandro Manzoni: la moglie
Enrichetta Blondel, fervente calvinista (poi convertita al cattolicesimo) lo
aiuta a passare dall’iniziale agnosticismo ad un’adesione convinta alla fede
cattolica, che coincide per lui con il ritrovamento della sua più profonda
verità interiore. Il racconto dell’«Innominato» nei Promessi Sposi è la
narrazione autobiografica della sua conversione. Questi luminari del passato ci hanno fatto scuola.
Aurelio Di Fresco cammina su questi binari: anche nella sua vicenda umana entra
una donna (“Cherchez la femme!”), una strada faticosa per rientrare in se
stesso e tornare a casa, e la valorizzazione della fede come stella polare che
sola può orientare la vita. Che
cosa spinge Aurelio a scrivere il suo libro? Probabilmente diversi fattori. Anzitutto, un’aspirazione vissuta da bambino.
L’idea che “un uomo per realizzarsi deve portare a termine tre cose:
piantare un albero, fare un figlio e scrivere un libro”. Tutto questo gli è
riuscito di fare e questo gli permetterà di provare una giusta soddisfazione. Poi, un senso di gratitudine nei confronti delle
persone che sono state importanti nella sua vita: Dio e le persone concrete con
cui egli ha avuto relazione, che lo hanno aiutato a crescere e a diventare
lentamente se stesso… Ed infine il desiderio di raccontare alcune sue
convinzioni profonde, maturate nel continuo rimuginamento di ciò che gli è
capitato vivere in bene e in male, analizzandolo sotto un faro di luce che
coglie da una Bibbia che lo accompagna sempre, in testi dell’Antico e del
Nuovo Testamento, accostati da lui in modo diretto e spontaneo, come avviene
meno nel mondo cattolico e più nel mondo protestante, cosa che Aurelio deve
aver visto fare da compagni di lavoro incontrati occasionalmente, nella sua
attività professionale che lo ha portato a girare mezzo mondo. Veniamo
alla cornice e poi all’oggetto della sua narrazione. Il racconto si inquadra dentro una lunga
fantasticheria che attraversa tutto il libro, dall’inizio alla fine. E’ una
specie di “visione” che un bambino da piccolo ha, quando, in maniera
fantastica, per una specie di incantesimo realizzato per lui dall’amico
delfino, a lui, piccolo, sembra di vivere accanto ad un “ragazzo” più
grande. In quell’estraniamento dalla realtà, il bimbo vede quel ragazzo
passare attraverso numerose e strane vicende, fino alla conclusione
dell’avventura qui narrata. Lentamente anche il lettore intuisce che il
“ragazzo” della fantasticheria è lui stesso, quel bambino che sogna, e le
vicende saranno gli avvenimenti che capiteranno a lui nella vita; le scelte
saranno le decisioni che egli prenderà o subirà, nell’arco della sua
avventura umana. Questo è il telaio dell’opera. La vicenda narrata è pure complessa e si svelerà
soltanto alla fine della narrazione. Il fatto più drammatico per quel
“ragazzo” sarà il suo trovarsi, ad un certo punto della vita, coinvolto in
una relazione extraconiugale, dove la presenza nella sua vita di una seconda
donna - accanto alla moglie legittima ed alla sua famiglia naturale con i
quattro figli nati dalla loro unione - lo obbligherà ad una scelta dolorosa ma
necessaria, coerente con i suoi princìpi dichiarati ed i valori fino allora
vissuti. Non vi svelo la soluzione del dramma, che viene naturalmente a galla
nella lettura del libro. La
tecnica usata dall’autore nel rileggere la propria vicenda personale
(inquadrata in tutta la storia dell’umanità) merita un’attenzione
particolare. Si rifà al libro di Giobbe. Lo ricordate, no? Un uomo buono di una
volta fu molto provato nella vita. Secondo la mentalità dell’epoca, le
disgrazie che gli capitavano erano la naturale conseguenza dei suoi peccati. E
sebbene la sua vita non lasciasse intravedere dei peccati evidenti, certamente
Dio li scovava nel suo cuore e perciò lo castigava. Questo era ciò che
l’opinione pubblica allora semplicisticamente pensava. L’autore sacro ci
svela invece che, al di sopra e dietro la vita di quell’uomo giusto, c’era
un retroscena terribile, un patto tra Satana e Dio, per cui Dio aveva permesso
per un certo tempo al diavolo di mettere alla prova quel galantuomo, per far
emergere con certezza se la sua fede era opportunismo puro (se cioè Giobbe
sceglieva di stare con Dio solo per godere dei vantaggi) o se la sua era davvero
fedeltà piena con fiducia totale nell’alleato divino. Questo si racconta
nella Bibbia. Di
Fresco parte da lì e conduce quella certezza di fede alle naturali conseguenze
già mentre rilegge la propria vita. Dice cioè: questo è capitato anche a me.
Del resto, anche San Paolo ha interpretato la storia umana come un immane
scontro (che avviene sopra le teste dell’umanità e, praticamente, a sua
insaputa) tra opposte fazioni celesti, quelle del bene e quelle del male, con
vittorie e sconfitte, avanzamenti e ripiegamenti, ora dell’esercito degli
angeli ora di quello dei demòni... Ma, siccome quel che è capitato a lui capita a
tutti, il nostro autore, con il suo libro, rivolge a tutti l’invito a saper
scrutare sotto la trama della propria vita, per imparare a scoprire in filigrana
i segni dell’azione divina nella vita di ognuno; per non sottovalutare certe
circostanze apparentemente casuali (le coincidenze) che, analizzate invece con
maggiore attenzione, fanno emergere la certezza che tutti viviamo entro una
trama più grande, che ci supera, che ci contiene, ci abbraccia, ci circonda, vi
siamo immersi (anche se non lo percepiamo). Dunque
siamo, anzitutto, parte di un immenso progetto positivo d’amore. Ma la storia
individuale, come quella collettiva, non è lineare e trasparente, bensì
contorta e torbida. Appunto. Perché se c’è per tutti un progetto divino di
bene voluto da Dio e favorito dal suo esercito di angeli, c’è nel contempo
anche un’opposizione accanita a quel piano da parte di un esercito opposto,
formato anch’esso da esseri intelligenti e potenti, di altra casacca, decisi
ad impedire con ogni mezzo la riuscita del benefico disegno. Questo spiega l’incredibile progresso, in certi
momenti, nella vita individuale e nel mondo, di tutto ciò che è disvalore:
follia, cattiveria, violenza, confusione, disperazione, suicidio, dolore,
rabbia, depressione, paura, discordia… L’uomo d’oggi, purtroppo, è
portato ad interpretare questi fatti come una semplice conseguenza di cause
naturali. Aurelio Di Fresco ci dice che noi siamo portati a concludere così per
un abbaglio, perché l’uomo d’oggi vive come dentro un maleficio, che lo
rende incapace di riconoscere il male incarnato nel mondo. Ci
sono demòni che operano per la disfatta dell’uomo ma, per nostra fortuna, ci
sono anche tanti difensori dell’uomo. Prima di tutto ci sono schiere di
arcangeli e di angeli, ci sono gli angeli custodi che accompagnano ogni persona;
ma collaborano con loro anche i santi protettori di ognuno e tante persone buone
che, dopo morte, Dio utilizza per far progredire il bene tra gli uomini. Le fa
intervenire nella vita dei singoli e dei popoli, difendendo, proteggendo,
suggerendo, assistendo, sostenendo, facendo il tifo… C’è un lavorìo
incredibile nelle segreterìe celesti per organizzare in favore degli amici di
Dio incontri benèfici (apparentemente fortuiti) con persone buone, alcune delle
quali offrono inconsapevoli stimoli al bene, forniscono indizi casuali per la
soluzione di enigmi vitali, deviano i percorsi o ritardano gli eventi,
trasmettono serenità o sollecitano a superare tempi di appiattimento o di
negatività. Gli interventi del cielo nella nostra vita appaiono sempre semplici
coincidenze. Per cui bisogna imparare a riconoscerli e poi disporsi a seguirli.
Ciò non è semplice, anzi è proprio difficile, perché non si sa mai se sono
suggerimenti che provengono dall’alto o dal basso… dal mondo di Dio o dal
mondo del maligno. Bisogna
perciò tener presenti alcuni princìpi base per diventare saggi. E’
fondamentale per ognuno il tempo della propria infanzia e magari la vicinanza
benefica di un nonno positivo: la fanciullezza è un tempo prezioso in cui il
futuro uomo sente nascere dentro di sé l’aspirazione a diventare amico di Dio
ed a scegliere di vivere dalla sua parte. Stando sulla terra, si vede le cose
dalla parte dell’ordito, solo Dio le vede dalla parte del ricamo. Siamo tutti
un po’ angeli e un po’ diavoli. Nella Bibbia si trovano tante verità che
per anni, finché si è giovani, si vanno cercando altrove. Tutto comunque
coopera al bene per chi ama e si fida di Dio. Bisogna saper reggersi forte nei
momenti in cui ci si sente circondati solo dal silenzio di Dio. Bisogna imparare
il linguaggio del silenzio, aprendosi a cogliere in esso i messaggi di Dio.
Bisogna essere sempre sinceri con tutti, cominciando da se stessi. Chi perde la
fede in Dio, comincia subito a sentirsi responsabile o vittima di tutte le
nefandezze del mondo, rischiando anche di cadere nella disperazione: è come un
soldato che perde lo scudo e può venire colpito in ogni momento dal male. Anche
tutta la creazione partecipa a questa grandiosa competizione cosmica tra il bene
ed il male. Ci sono persone che riescono a cogliere come un alone di luce
attorno a tutto ciò che è dalla parte di Dio; quella luce cresce in chi
partecipa maggiormente della positività della causa di Dio, mentre la stessa
luce si affievolisce, fino a spegnersi sotto la pressione degli eventi negativi,
quando in uno la speranza cede e lui sta pensando di arrendersi abbandonando la
fede. Aurelio
Di Fresco ha un rapporto gioioso con la natura. Ne parla con termini entusiasti
e quasi ispirati: pare viverla dentro di sé e sente di amarla come un regalo
prezioso di Dio, che accompagna la vita e coopera a dirigerla verso il creatore. Nel testo, l’autore non si lamenta mai; si lancia sempre in avanti per superare ostacoli, affrontare difficoltà, non piegarsi e non arrendersi. Dal libro di Aurelio Di Fresco viene un palese invito a tutti a saper superare la costante lamentazione (tanto diffusa) per ciò che qui non va o per ciò che sempre manca, per diventare capaci di guardare sempre più in là, coinvolgendo il cuore e la voce in una grande espressione di gratitudine nei confronti di quel Dio che ha creato e salvato il mondo. Don
Claudio Bevilacqua
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SEGNO
ZODIACALE DELFINO |
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Una
narrativa coinvolgente ed una trama mai banale sono le caratteristiche di
questo romanzo che prova a parlare all’anima più intima del lettore. Catia
Vichi |