CHI HA UCCISO IL SERGENTE GRAY?
di CRISTIANO DONATELLI
 

 

Per la collana Intrighi e Misteri la Thyrus di Terni ha pubblicato “Chi ha ucciso il sergente Gray?”

di Cristiano Donatelli.

 

Un giallo nel giallo, se si considera che il n. 1 della collana è dedicato ad un esordiente che tuttavia non delude nella costruzione di un’opera in cui molte sono le reminiscenze di un genere oggi forse più usato per le serie televisive che per prove di letteratura.

Isaac Asimov ha definito gli amanti del giallo i “vedovi neri” giustificando la sua inquietante asserzione con la seguente parole:

 

Da oltre un quarto di secolo il giallo ha subito una evoluzione, e i miei gusti no. Oggi è inzuppato di alcol ,imbottito di droga, marinato nel sesso e rosolato nel sadismo, mentre per me l’ideale degli investigatori resta Hercule Poirot, con le sue cellulette grigie”.

 

Cristiano Donatelli cita le “cellulette grigie”(p. 161) di Hercule Poirot e deve averne messe in moto una certa quantità per architettare una costruzione del racconto in cui i personaggi sono ben delineati sia nel loro aspetto esteriore (“Mai fidarsi delle apparenze”, pagg. 112, 154 e 159) e i loro rapporti costruiti come un solido schema dei giochi da tavolo, il Cluedo (pag. 62) ai cui personaggi vengono abbinati quelli della storia identificati dai colori.

Ecco quindi comparire il Dott. Black, Miss Scarlett, il Reverendo Verde, o forse Green?, il Colonnello Mustard, con la giacca gialla e chiaramente il sergente Gray, o Grey?

Cristiano, che nelle brevi note biografiche viene presentato come appassionato d’arte, usa la intelligenza visiva per dipanare la vicenda ponendoci di fronte una grande scacchiera sulla quale muove abilmente i personaggi .

Il racconto inizia con una accurata descrizione di un dipinto, una buona tecnica per far muovere la capacità immaginativa del lettore che attraverso le parole del narratore ricostruisce l’immagine nella propria mente:

 

Un cielo grigio minaccia un’imminente tempesta. Sullo sfondo, a sinistra si erge un castello medievale e a destra una torre imponente… da un sentiero a catturare la testa di un giullare che svolazza freneticamente di qua e di là a mo’ di farfalla. Dal terreno sbucano enormi carte, alte più di due metri, raffiguranti i re di quadri, di fiori e di cuori. Dal castello sopraggiungono dei corvi neri, messaggeri di morte, dopo il loro passaggio, sullo sfondo si eleva un magnifico poker d’assi; carte più grosse di alberi, torri e castelli che fanno da tramite fra il cielo e la terra.”

 

La descrizione del dipinto sottende invece ad una costruzione geometrica in cui appare un uso non casuale dei numeri, dominati dal ricorrente numero 5 che è il numero delle carte in mano ai giocatori di poker.

Potremmo divertirci a rintracciare il ricorrere del numero 5 nel numero dei capitoli 23 (2 + 3 = 5), oppure nella citazione della vincita al Superenalotto (5 miliardi e 5) ottenuta con un 5 + 1 oppure nel numero delle camere per gli ospiti, 5 appunto, più una dei padroni di casa, e 5 sono le persone che possono testimoniare, infine 5 i mesi trascorsi dal momento dei fatti a quello del racconto.

Anche la struttura dei personaggi è giocata come le 5 carte da poker: Pino Bandiera, narratore-protagonista (ma come in tutti i gialli i veri protagonisti sono la Morte e il movente); il suo amico Danilo Giolitti , sua madre, Olga Tedeschi, e i suoi zii, Enrico Tedeschi e Franca Tedeschi

Poi, con un cambio di carta, compare Margherita, moglie di Danilo Giolitti.

Quindi ci sono le 2 coppie, i dottori Camillo e Daniela Moroni e il gioielliere Giacomo Donati con la moglie Laura, sorella della signora Franca.

Poi il maresciallo Luigi Nardini, che stranamente dalla Caserma di Amelia conduce le indagini a Montecastrilli, l’assistente Nazario Scribozzi, il maresciallo di Terni Esposito, l’appuntato Cariddu, e infine l’ex brigadiere Bruno Tancredi, la cui presenza turba tutti gli ospiti.

Quindi Ivano Leofreddi, biondo e riccio, e Armando Frattaglia per il quale si può dire nomen-omen, dal momento che è caratterizzato a livello olfattivo per il cattivo odore che emana.

Infine l’immancabile personaggio di tutti i gialli, il maggiordomo, Osvaldo Barca, che partecipa in modo ineccepibile e cerimonioso ma appare quanto di più inconsueto per una villa nelle campagne di Montecastrilli, seppure di signori benestanti.

Ma questo genere di narrativa ha le sue regole ed i suoi schemi e Cristiano Donatelli li rispetta scrupolosamente citando un Signor X, le tresche amorose, i giri di affari e di ricatti legati ai soldi di provenienza non proprio lecita.

La storia si svolge all’interno e all’esterno della villa dei signori Tedeschi, il set per un delitto, apparentemente perfetto, una situazione simile a quella descritta da Agatha Christie in “Dieci Piccoli Indiani”; potrebbe quindi facilmente essere trasposta in versione teatrale o televisiva. E l’autore, a parte il già citato Hercule Poirot, richiama Edgar Wallace con il “Il mistero delle tre Querce” e Sherlock Holmes ma essendo “homo televisivus” cita più spesso l’Ispettore Derrick o altre serie televisive. Forse con Pino Bandiera vuole emulare la fortuna del commissario Montalbano e del suo autore, Camilleri? Ci sono alcune analogie come l’uso di alcuni espressioni dialettali (la valigia schiacciata come una pizzola, o sbruffai, oppure ramanzina) e anche l’uso del dialogo è abbastanza snello ma forse troppo “politically correct” per caratterizzare appieno i personaggi; c’è anche un pizzico di Pepe Carvalho nel gusto di descrivere cibi e pietanze ma soprattutto appare evidente la passione per la pittura per cui potremmo dire che le parole sono usate come i colori per arricchire le immagini.

Renoir, Van Gogh, Breugel, Gauguin, Picasso vengono citati ma soprattutto Munch e la sua opera “L’urlo” che amplifica l’espressione di stupore e di smarrimento della signora Tedeschi al momento del ritrovamento del cadavere.

Non importa chi è stato ucciso e da chi ma ci interessa seguire il filo del racconto passando piacevolmente il nostro tempo perché, come conclude il narratore-protagonista:

 

Il tempo cambia le persone: solo il tempo aiuta. Strano il concetto del tempo… sembravano essere

passati anni invece erano trascorsi a malapena cinque mesi. È strana la vita!”

 

E se non fosse strana e imprevedibile che gusto si sarebbe? In fondo anche la vita di ciascuno di noi è un mistero e solo chi si abbandona alla propria curiosità come Cristiano riesce a viverla pienamente.

 

Mara Quadraccia

Gennaio 2007