ASPETTANDO IL '95
di MATTEO CECCARELLI

“Mi veniva una voglia matta di scrivere. Scrivere tutto quello che mi passava per la mente. Però il risultato non mi soddisfaceva. Erano solo idee messe lì alla rinfusa. Senza logica.”

Così scrive il giovane autore a pagina 50 del suo primo romanzo.

Ed è esattamente ciò che, a mio parere, trapela da esso: una irrefrenabile voglia di scrivere, non importa cosa, purché si scriva.

Ed infatti il risultato è un’opera “scollegata”, una serie di pagine messe lì come capita, delle “storielle” agganciate l’una all’altra senza un preciso filo conduttore come fossero dei piccoli quadri di autori ed epoche differenti appesi tutti sulla medesima parete, quadri che, pur se interessanti presi singolarmente, nel loro insieme creano un effetto caotico tutt’altro che piacevole.

In “ASPETTANDO IL 95” Matteo Ceccarelli affronta in poche pagine i temi più disparati (passa da un argomento un po’ più impegnativo come l’autenticità dell’ispirazione artistica che si trova a dover fare i conti con la ferrea logica del mercato a quello più banale dell’amore giovanile non corrisposto, passando per delitti a sfondo passionale e sogni strampalati in cui vengono capovolti e portati all’esasperazione i temi più scontati dei nostri giorni) e lo fa, secondo me, in modo troppo frettoloso e senza preoccuparsi di collegarli in modo adeguato. Riesce addirittura ad affrontare in 2 o 3 pagine ben cinque argomenti differenti con il risultato di fare del suo romanzo una sorta di puzzle le cui tessere non combaciano.

Barbara Minciarelli
Marzo 2007