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Edizioni THYRUS La magia della parola scritta
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Piero Bocci Gli Umbri e Sabini |
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I mitici Umbri
dell'et del bronzo La tradizione antica ci fornisce molteplici nozioni relative agli Umbri, considerati un popolo antichissimo esteso su un vasto territorio che andava dal Po al Tevere al Tesino. La tesi di una grande Umbria , basata su toponimi e coincidenze onomastiche come quelle legate ai fiumi Ombrone e Ambro, perà molto incerta; la cosa certa, invece, che si accorda con tutte le nozioni antiche e moderne, che gli Umbri occuparono l'area nord-ovest della penisola lungo il tratto di costa adriatica che va dal Po al Piceno. La dislocazione presso il Po, e forse anche a nord di esso, fa presupporre un'antica discesa che impropriamente chiamiamo indeuropea, ma che sarebbe costituita da trib residenti nell'area danubiana, tesi del tutto credibile se osserviamo la fitta rete di valli fluviali e di passi montani che uniscono i bacini imbriferi del Danubio e del Po (vedi tav. da AA.VV., I Celti, Gruppo Editoriale Fabbri, Milano 1991, p. 256), Da questa carta schematica, che disegna le vie di discesa dei Celti Lateniani del V sec. a.C., possiamo intuire come, molti secoli prima, attraverso le stesse valli e gli stessi passi montani, le cosiddette discese indeuropee oltrepassarono le Alpi. Come si vede, gli affluenti di destra del Danubio convergono verso gli affluenti di sinistra del Po, creando un contatto idrografico che consentà antichissimi percorsi di carovaniere tra il Danubio e il Po. Tra queste trib discese nell'et del bronzo potremmo individuare gli antichi antenati degli Umbri? Come vedremo di seguito, Erodoto, che scrive nel VI sec. a.C., colloca delle trib chiamate Ombricoi tra i fiumi Danubio, Inn, Isar, che ho ben evidenziato nella carta, Gli Umbri dell'et del bronzo vengono chiamati Paleoumbri da alcuni studiosi per distinguerli dagli Umbri storici dell'et de ferro. Augusto Ancillotti, glottologo dell'Università di Perugia, esperto dell'antica lingua umbra ed esimio studioso delle Tavole di Gubbio, afferma: E legittimo sospettare che il tipo paleoumbro appartenga ad una corrente indeuropea che nella seconda metà del II millennio ha portato in Italia fatti culturali di area danubana (A. Ancillotti - R. Cern, Le Tavole di Gubbio e la civiltà degli Umbri, Jama, Perugia 1996). La teoria di Ancillotti si baserebbe sul fatto che la lingua umbra, che ci perviene attraverso le Tavole di Gubbio, avrebbe forti somiglianze con le lingue dell'area nord e centroeuropea, in quanto è possibile operare una comparazione tra alcuni termini similari aventi lo stesso significato nelle lingue odierne del centro e del nord Europa. La lingua umbra sarebbe apparentata, dunque, con lingue di cui ancora oggi si trovano tracce nell'inglese, francese, tedesco ecc. L'affinità linguistica con l'area centrosettentrionale dell'Europa indurrebbe a pensare all'antico umbro, pervenutoci con le Tavole di Gubbio, come a una lingua parlata da trib provenienti d'oltralpe. Negli armi € 70, l'archeologo F. Rittatore, scavando presso Canegrate (20 km a nord-ovest di Milano), scoprà numerose tombe del tipo Campi di urne, dimostrando come le trib che praticavano questo rito tra il Danubio e il Baltico avessero varcato le Alpi fin dall'et del bronzo e fossero giunte nella zona dei grandi laghi lombardi. Che cosa spinse queste trib a scendere dal Danubio fino alle foci del Po e all'Adriatico? Lungo le carovaniere che attraversavano i passi alpini si effettuavano antichissimi scambi. Ancora oggi il toponimo Halle sur Saale, in Austria, indica uno di questi antichi passaggi, dalle miniere di sale fino ai luoghi di smercio, ma la risorsa più preziosa, oggetto di scambi fu l'ambra gialla proveniente dal Baltico. Poiché nelle tombe micenee del XV sec. a.C. troviamo questa resina fossile che si raccoglieva esclusivamente sulle rive dei Baltico e del mare del Nord, possiamo affermare con un certo margine di certezza che un'aristocrazia guerriera insediata presso il Danubio controllava il territorio, raffinava l'ambra e, attraverso le carovaniere tra il Danubio e il Po già evidenziate, la introduceva nel sinus Hadriaticus. Qui presumibilmente fecero scalo prima i mercanti micenei e poi quelli greci per rifornirsi dell ambra, dei metalli e del sale. Le tracce di questi antichi passaggi attraverso le Alpi ci dimostrano che queste non furono una barriera ma un vero e proprio territorio unificante tra i due versanti, fin dall'et del bronzo. Se gli antichi Umbri o altre trib protoceltiche come gli Ambrones (Portatori di ambra?) trafficavano la preziosa resina in quest'area, ci sembra di avere individuato quindi la ragione prima della discesa di trib transalpine verso il Po e l'Adriatico: le coste dell'alto Adriatico furono i siti di scambio per l'ambra e per i metalli preziosi che provenivano dal centro e dal nord Europa. Un altro dato che confermerebbe una stretta relazione tra le trib danubiane e quelle padane è il comune culto del fiume e delle acque in genere che si sviluppa al di qua e al di l delle Alpi. Le trib che si insediano sia presso il Danubio che presso il Po sono accomunate non solo da un analogo habitat e dalla pratica dell'incinerazione in urne, ma anche da un culto del fiume, considerato il totem della trib. Totem è parola presa in prestito dalle trib indiane d'America e indica un oggetto materiale, un corpo celeste, un animale o una pianta che, nelle credenze di molte trib primitive, ha dato origine al gruppo, con la conseguenza di un rapporto di discendenza e di parentela, che determina obblighi del gruppo, talora di carattere religioso. All'inizio dell'et del ferro, dunque, alcune trib transalpine mostrano di avere elaborato il rito della totemizzazione del fiume, considerato l'origine stessa del gruppo umano collocato presso quel corso d'acqua. in questo senso gli Istri (considerati dagli studiosi genti illiriche, analoghe ai vicini Liburni) si autoproclamarono figli del Danubio poiché Hister l'antico nome del fiume Danubio che essi assunsero come loro progenitore. Queste trib transalpine insediate presso il grande fiume totemico Istro-Danubio discesero verso la costa dell'alto Adriatico che ancora oggi è chiamata Istria. Non mancano esempi di totemizzazioni dei fiumi proprio nell'area dell'Italia settentrionale dove è comprovata la discesa di genti transalpine: Plinio il Vecchio parla di Isarci, o figli del fiume Isarà, e di Brentani, trib collocate presso il Brenta. In Naturalis Historia, 112- 114, egli indica addirittura un sito denominato Forum Brentanorum, collocabile nei pressi di Foligno in Umbria, ma un altro esempio di culto totemico è quello dei Naharki o Narce o presenti nelle Tavole di Gubbio, trib dell'Umbria meridionale, che mostrano nel loro nome di aver totemizzato il fiume Nera-Nahar, secondo la medesima visione animistica degli Istri e degli Isarci. Persino il nome dei Romani, secondo alcuni storici antichi, deriverebbe da quello antichissimo del Tevere che fu Rumon, e Ruma fu detta l'ansa del fiume sotto i colli dove sorgerà l'Urbe. Alcuni studiosi, come già detto, collegano il nome totemico dei fiumi Ambro e Ombrone con la presenza di Paleoumbri nel territorio che sarà poi etrusco. Ma sono gli scritti di Erodoto, lo storico greco del VI sec. a.C., che ci portano a considerare gli Umbri come un popolo proveniente dall area danubiana, un popolo che Erodoto chiama Ombricoi e colloca tra la parte mediana del Danubio e le Alpi.
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