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La
strada era buia...
Atto unico - monologo
Personaggi: Zwolf è protagonista unico e assoluto
Scena: Un lungo viale umido e buio
Argomento:
Durante una fredda notte di inverno, Zwolf, il protagonista, abbandona la
strada che stava percorrendo inoltrandosi in un buio viale, mosso da puro
spirito di avventura.
è solo, circondato dalle tenebre, ma poi si accorge di non essere più
tale... dei misteriosi passi lo seguono. Zwolf così ingaggia un dialogo
con il suo inseguitore, il quale perà si limita soltanto a seguirlo senza
interloquire.Il protagonista grida, trema, insulta, supplica, senza
ricevere risposta.Chi è il misterioso personaggio? Nei vari tentativi di
risolvere questo enigma, Zwolf compirà un viaggio all'interno dei suoi
dubbi, delle sue paure, delle sue contraddizioni.
Da questa esperienza egli uscirà completamente trasformato, tutte le
certezze che aveva crollano improvvisamente.
La strada era buia,
si vedeva di essa solo la parte illuminata dalla luce fioca del lampione,
il resto spariva nel nulla dell'oscurità: sem-brava portasse verso
l'infinito; una farfalla notturna volteggiava in-torno alla luce del
fanale, intrecciando voli, compiendo mille acrobazie. Zwolf stava fermo in
mezzo alla strada, guardando verso il punto dove essa si perdeva.
Chiss cosa c'è oltre?
Forse un mondo arcano e misterioso o forse niente; solo una strada che si
perde nello spazio o in un orrido precipizio.
Chiss?
Quel buio gli metteva paura, ma anche lo attraeva con la sua
indeterminatezza, mentre si trovava solo in mezzo alla strada, sospeso
nell'altalena del pensiero che lo spingeva ora a proseguire, ora a restare
fermo dov'era!
Dunque, che fare? 'Ristare' o avanzare? pensava. Se avanzo,
potrei incontrare chiss cosa: nani, giganti, maghi, mostri... Se resto,
invece, non saprà mai cosa c' nel buio, cosa si cela nella sua oscura
profondità!
Essere o non essere, l'eterno dilemma di coloro che sono indecisi sulla
strada da prendere e, proprio per evitare di perdersi, finiscono
imprigionati nella tela di ragno dei loro dubbi angosciosi: peggio che
prendere una strada sbagliata.
No! No! esclam Zwolf. Non me ne starà qui ad aspettare per
l'eternità, catturato nei meandri dei miei dubbi, nella bonaccia delle
mie incertezze: agirà!!
L'uomo battà forte un piede a terra, come volesse, con quel colpo,
imitare un cavallo che, spronato, si lancia al galoppo, poi cominci ad
avanzare, prima a passo veloce, successivamente, mentre si addentrava
nell'oscurità e la luce del fanale si attenuava, rallentà l'andatura di
un po'; la rallentà ancora, poi ancora, poi ancora fin quasi a fermarsi.
Mi sto di nuovo fermando? Che faccio? Dove è finito tutto l'ardore per
l'impresa? Sono dunque di nuovo preda delle incertezze che divorano i miei
nervi come un esercito di formiche fameliche finch non lasciano solo
ossa spolpate?
No! No! Accidenti, devo andare, devo vedere cosa si cela nel buio!
Cosa ci sarà mai di così spaventoso da impedirmi di entrare, di
conoscere.
Spron un'altra volta il suo cavallo immaginario e prosegu.
La luce del fanale era diventata ormai un vago chiarore lontano. Zwolf
sentiva i suoi passi risuonare sul cemento del marciapiede; essi
rimbombavano cupi, cadenzati nel ritmo come su una vuota cavità.
Ogni colpo gli martellava nella mente simile a un maglio che si abbatte
pesante sull'acciaio incandescente, sollevando sprizzi di scintille e
guizzi improvvisi di fuoco, poi un attimo di pausa angosciante, di nuovo
un colpo e di nuovo scintille e fuoco, così ancora avanti...
Tuttavia continuava ad avanzare, sebbene il rumore e il buio gli
stringessero la gola per la paura.
Quello che, perà, lo agitava di più non erano tanto i passi, quanto lo
spazio che intercorreva tra di essi.
Ora cosa accadrà? Forse qualcuno potrebbe aggredirmi, mentre sto
passeggiando, forse da quella oscurità potrebbe venir fuori chiss quale
cosa e ridurmi a brandelli.
Talvolta Zwolf si fermava per un attimo, rimaneva in piedi, mentre i suoi
occhi, muovendo le pupille, scrutavano inutilmente quello spicchio di
mondo privo di luce, le sue orecchie, come gigantesche parabole,
captavano, registravano ogni minimo segnale, ogni movimento, anche il più
impercettibile; gli sembrava di udire dei passi dietro di s, ma, come si
voltava, il rumore spariva inghiottito dal buio.
Allora continuava per un po', poi si fermava... Ecco di nuovo i passi
proprio dietro di lui... Eccoli... Eccoli, chi sarà mai?
Chi lo insegue? Chi ce l'ha con lui?
Si voltà di scatto: nulla, solo il gelido cemento del marciapiede e la
sagoma immobile di un albero.
Eppure quei passi li ho sentiti! Erano qui! Dov'è andato chi mi
inseguiva? Non può essersi dileguato, tanto meno dissolto nell'aria!
Continuava a ficcare gli occhi dappertutto, cercando ogni minima
traccia... Non c'era nessuno, soltanto delle cose inanimate.
Allora Zwolf torn indietro.
Forse il misterioso essere che mi segue come un'ombra si è nascosto
dietro quell'albero! diceva.
Guard la pianta annerita dall'umidità e dall'oscurità, prima a
distanza di qualche metro, poi da vicino: niente!
No, non è possibile! Starà dietro!
Girà intorno al fusto del vecchio ippocastano; niente, solo alcune foglie
accartocciate per la guazza notturna.
Nessuno! Non può essere; eppure era l, proprio dietro a me; l'ho
sentito! Camminava seguendo i miei passi, rumore dopo rumore, orma dopo
orma. Era dietro a me, l'ho sentito!
Deluso, ma anche incuriosito, Zwolf torn al punto di prima,
ricominciando a camminare lentamente, ma con l'orecchio sempre attento a
percepire qualsiasi movimento.
Ora era interamente circondato dalle tenebre, da ogni parte il colore era
nero: neri gli alberi, nero il marciapiede, nero il muretto che correva
parallelo a esso, nera la strada dove non passava nessuno e che si perdeva
nell'infinito.
Aveva fatto una quindicina di passi ed ecco di nuovo quel suono dietro di
lui. I passi erano precisi, cadenzati, in perfetta sintonia con i suoi,
quasi fosse un'eco. Zwolf allora nel sentirli si voltà; nessuno, solo un
nero cupo.
Se io aumento l'andatura, anche 'lui', la 'cosa', dovrà farlo, se non
vuole che gli sfugga; allora mi girerà e lo guarderà in faccia, potrà
così conoscere il volto della verità.
Questa era la luminosa idea che gli si era accesa nella lampada della
mente.
Cominci ad aumentare l'andatura, come aveva stabilito; i suoi passi si
facevano sempre più svelti, il ritmo più cadenzato e incalzante; il
cemento, percosso dai tacchi, risuonava secco.
Poco dopo, ecco di nuovo un rumore insistente di passi, stesso ritmo,
stessa scansione, stesso suono.
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